top of page

Corpo e Sangue di Gesù, riflessione dell'Abate Perrella

  • 8 giu
  • Tempo di lettura: 3 min

Corpo e Sangue di Cristo Pane e Vino della Pace per la Chiesa

L'Esodo dello Spirito: Fenomenologia e Mistica dell'Unico Pane
(Una visione ecumenica dell’Eucaristia)
di Dom Antonio Perrella,
Abate della Christiana Fraternitas

La più autentica liturgia del Corpo e del Sangue di Cristo non si consuma nel perimetro immobile di una navata, né si misura sulla presunta purezza del frammento custodito da una singola tradizione. Oggi, l'unica vera processione a cui il Risorto ci chiama è un esodo dello spirito: l'atto di varcare la soglia delle nostre certezze confessionali per rimettersi in cammino, scalzi e mendicanti, sulla strada della comunione nel mondo. L'illusione metafisica che lungamente appesantisce il cuore dell'uomo credente consiste nel credere che la propria porzione di pane sia la più pura, la più santa, l'unica custode dell'Assoluto. Ma il soffio dello Spirito non abita il monopolio del sacro. Il pane e il vino che Gesù ci ha offerto sono, per loro stessa natura, dono di salvezza e perciò di pace per chiunque ne prenda e lo fa in memoria di Gesù. Questo dono, quando è custodito e vissuto nello Spirito, non può in alcun modo dare origine a discordie o divisioni nella Chiesa. Al contrario, il criterio ultimo e la verifica stringente per riconoscersi come autentica Chiesa di Gesù risiedono proprio nella modalità con cui si accoglie e si incarna la Grazia di questo Mistero di riconciliazione e comunione. È una pace che ci raggiunge e ci trasforma attraverso i segni umili della Cena del Signore.

La Provvidenza divina è una dispersione d'amore, una Grazia che precede ogni nostra costruzione teologica ed ecclesiologica. È lo stesso identico Dono che, attraverso vie misteriose e geografie dello Spirito distinte, è giunto sulle mense di fratelli lontani, consacrato in riti diversi ma ugualmente fecondi. Crescere nella solidarietà delle diverse eucaristie e riconoscerle degne della medesima e identica riverenza — al di là della tradizione o del linguaggio in cui vengono celebrate — è l'unico modo per non lasciare che questo immenso tesoro venga sprecato, svuotato del suo senso o profanato dalle nostre pretese di possesso.Superare i confini dell'esclusivismo confessionale significa compiere un'ascesi interiore, riconoscendo l'eco profonda di quanto scriveva l'apostolo Paolo: «Il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo» (1 Corinzi 10, 16-17).

Il frammento tra le nostre mani non è superiore a quello altrui, ma è il medesimo e universale riverbero dell'unico Crocifisso Risorto. Una volta compiuto questo transito interiore lungo le strade della terra, l'umanità credente può finalmente deporre le armi dell'orgoglio e tornare a guardarsi con gli occhi del Padre. Ci riscopriamo così, pacificamente, come un solo corpo polifonico:Distanti nelle culture, ma uniti nella medesima fame di infinito;Molteplici nelle lingue, eppure intesi dall'unico Verbo di vita;Diversi nei sistemi di pensiero, ma avvolti dallo stesso Mistero;Custodi di memorie antiche o di tradizioni giovani, ma tutti raggruppati sotto la medesima Promessa.

Siamo, in fondo, solo tutti solo uomini e donne, fratelli e sorelle fragili che accostano le labbra a calici differenti e consumano bricioli di pane quotidiano. Ma in quella frantumazione risplende l'offerta originaria della Santissima Cena: un'unica mensa bandita affinché la salvezza e la pace potessero, indistintamente, abbracciare l'intera creazione. È il superamento di ogni barriera, l'abbraccio universale di Colui che, prendendo il pane e spezzandolo, ha pronunciato la parola che guarisce la nostra separazione: «Questo è il mio corpo dato per voi» (Luca 22, 19).



 
 
 

Commenti


  • YouTube
  • White Facebook Icon
bottom of page