Dedicazione della Casa di Preghiera monastica ecumenica "Santi Benedetto e Scolastica"
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"Vorrei quindi dire a tutti voi che siete presenti qui che questa chiesa è veramente conforme alla volontà di Dio. Ringraziamo il Signore perché, nel suo piano eterno, oggi possiamo vedere realizzata la sua volontà di avere una dimora in mezzo a noi". Alcune parole dell'omelia di Sua Ecc. Rev. Mons. Franco Mulakkal per la Celebrazione Capitolare Ecumenica della Parola in occasione della Consacrazione al culto del Dio trino ed unico della Cappella dell'Abbazia dedicata ai Santi Benedetto e Scolastica.

Un evento straordinario ha segnato la storia della Christiana Fraternitas che sarà lieta di ricordarlo ogni anno nello stesso giorno. Giovedì 18 giugno 2026 alle ore 20 è avvenuta la Consacrazione della Cappella Santi Benedetto e Scolastica per la preghiera del Vescovo della Chiesa di Roma Mons. Franco Mulakkal. Il Vescovo conserva un'amicizia antica con Lucia Tarasco, Consultrice del Consiglio Abbaziale e con l'Abate. La sua venuta in Italia dall'India è stata occasione per ritrovarsi nella amicizia e nella fratellanza in Gesù e lasciare un dono spirituale alla famiglia ecumenica della Christiana Fraternitas. Alla celebrazione della Parola hanno partecipato Pastori amici, fedeli e simpatizzanti ma non solo, si sono resi presenti anche Autorità civili per questo momento che interessa non sono i credenti ma anche la Città.
Il Saluto dell'Abate dom Antonio Perrella

Eccellenza Reverendissima, caro Padre Franco,
Pastori delle Chiese di Cristo,
Autorità presenti,
Consultori del Consiglio Abbaziale,
Presidenti e rappresentanti di Enti ed Associazioni,
fratelli e sorelle tutti nel Signore,
è con il cuore ricolmo di gioia evangelica che, a nome della Famiglia Monastica Ecumenica Christiana Fraternitas, rivolgo a ciascuno di voi il più cordiale benvenuto in mezzo a noi.
Eccellenza, soltanto poche domeniche fa, celebrando la solennità di Pentecoste, ci siamo raccolti unanimi nella preghiera per invocare lo Spirito Santo. Abbiamo fatto nostre le parole del profeta Ezechiele: «Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano» (Ez 37,9).
Oggi la Sua presenza in mezzo a noi ci appare come una risposta visibile a quella preghiera. La visita di Vostra Eccellenza è per noi il segno tangibile che lo Spirito non conosce confini e che ha soffiato e condotto i Suoi passi dall’Oriente, dall’India, fino a questa periferia — ahimè, non soltanto geografica — della terra jonica.
Eccellenza, oggi non è qui soltanto quale Pastore della Chiesa di Cristo che visita una Comunità ecumenica. È venuto per consegnarci un dono grande e indelebile: il dono della solenne dedicazione al culto divino di questa nostra chiesa, posta sotto il titolo dei santi Benedetto e Scolastica. Con questo dono spirituale, caro padre Franco, la storia di questa Comunità monastica e l’intero suo cammino spirituale restano, da oggi e per sempre, legati al Suo ministero episcopale. Di questo vincolo di comunione e di questo dono immenso Le siamo profondamente grati e ne conserveremo sempre memoria riconoscente.
Eccellenza, care amiche e cari amici, l’edificazione di questa Cappella la dobbiamo alla Provvidenza di Dio che ha voluto beneficare, per mezzo dell’assistenza spirituale che offriamo ai nostri fedeli, una famiglia a noi cara del dono della vita che sembrava non arrivare e noi che per due anni abbiamo celebrato la Parola e cantato ininterrottamente i salmi in una tenda che talvolta per i fattori climatici ci è sembrata la barca degli apostoli in un mare in tempesta...(cfr Mc 4, 35-41) Tutto qui parla della mano del Signore.
Vi chiediamo però di accogliere con benevolenza questa nostra chiesa, sebbene essa non appaia ancora compiuta in ogni sua parte. Mancano ancora la finitura del sottotetto, il coro monastico, l’ambone per la proclamazione della Parola, il completamento della facciata, il piccolo campanile e il chiostro. Eppure, accogliendo oggi Vostra Eccellenza e tanti amici cari, sentiamo che proprio queste mura ancora incompiute custodiscono un messaggio profondo: esse rappresentano un pò ciascuno di noi, uomini e donne che non si considerano già compiuti né arrivati. Siamo una Comunità che desidera rimanere sempre discepola di Gesù, sempre alla sua sequela, continuamente in cammino per portare a compimento la missione che Egli ha affidato alle nostre mani.
Questo cantiere aperto ci ricorda che la vita cristiana non conosce traguardi umani definitivi. San Benedetto lo esprime con un’immagine luminosa: procedendo nella vita monastica e nella fede, il cuore si dilata e corre sulla via dei comandamenti di Dio con l’indicibile dolcezza d’amore (cfr. Regola, Prologo, 49). Il nostro unico vero compimento è cercare e fare la volontà di Dio, abbandonarci interamente a Lui e, in questo abbandono, trovare la piena libertà, vivere nella gioia vera e dimorare finalmente nella Verità.
La Sua venuta da terre lontane rende visibile la natura stessa della Chiesa e del nostro carisma monastico ed ecumenico: colmare le distanze e manifestare nella pluralità l’unità del Corpo di Cristo. Siamo infatti chiamati a custodire «l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace» e a riconoscerci «un solo corpo e un solo Spirito» direbbe l’Apostolo delle genti (Ef 4,3-4).
La Sua presenza sostiene e incoraggia il nostro cammino di ricerca, di preghiera e di comunione, ricordandoci che nessuna terra, per quanto marginale possa apparire agli occhi del mondo, è mai periferica nel cuore di Dio.
Eccellenza, nel ringraziarLa per aver ascoltato la voce dello Spirito e per aver camminato fino a noi, Le assicuriamo la nostra costante e riconoscente preghiera.
Sia benedetto il Suo ingresso in mezzo a noi, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Benvenuto tra noi, Monsignor Franco!
Testo integrale dell'omelia
di Sua Ecc. Mons. Franco Mulakkal
Il testo potrebbe contenere piccole difformità di forma in quanto è stato sbobinato dalla registrazione.

Amatissimo nostro Abate dom Antonio, cari amici tutti di questa Comunità,
vi ringrazio molto, amici, per avermi invitato e anche per avermi chiamato a benedire questa chiesa. Non sono sicuro che comprendiate bene il mio italiano, ma vorrei condividere con voi alcune riflessioni su questa realtà.
Nel Salmo 139, al versetto 7, si legge: «Dove potrei andare lontano dal tuo Spirito? Dove fuggire dalla tua presenza?».
Dio è presente dappertutto. Dovunque abbiamo un tempio. Potremmo allora porci una domanda: se Dio è presente in ogni momento e in ogni angolo del mondo, perché dobbiamo andare in chiesa? Possiamo pregare dovunque: perché, dunque, dobbiamo costruire una chiesa?
È importante comprenderne il motivo. Nell’intitolazione, il nostro amatissimo Abate dom Antonio ci ha detto che il compito della Comunità è sempre quello di cercare la volontà di Dio.
Qual è, dunque, la volontà di Dio? Se Dio è presente in tutto il mondo, è sua volontà che noi continuiamo a costruire chiese e santuari nei quali riunirci alla sua presenza?
Nel libro dell’Esodo, al capitolo 25, versetto 8, si legge: «Essi mi faranno un santuario e io abiterò in mezzo a loro».
È bello: Dio è presente in tutto il mondo, ma vuole abitare in mezzo a noi. In questo luogo, nel quale vive questa fraternità, Dio vuole abitare in mezzo a noi; per questo è necessario avere un santuario.
Vorrei quindi dire a tutti voi che siete presenti qui che questa chiesa è veramente conforme alla volontà di Dio. Ringraziamo il Signore perché, nel suo piano eterno, oggi possiamo vedere realizzata la sua volontà di avere una dimora in mezzo a noi.
A nome di tutti i presenti, vorrei esprimere il mio apprezzamento al nostro Abate, ai suoi collaboratori, alla famiglia e anche a Isabella. Dio ha voluto che questo santuario fosse costruito in questa maniera e che fosse così bello. Ringraziamo il Signore.
Sono sicuro che forse, in questo momento, Dio, guardando l’Abate dom Antonio, sta dicendo: « Questi è il mio figlio prediletto e sono molto felice».
Preghiamo per questa Comunità, affinché la testimonianza della sua vita possa ispirarci a vivere nella pace, nella gioia e nella fratellanza. È importante sapere che possiamo essere felici soltanto se rimaniamo uniti ai fratelli. Altrimenti, il risultato sarà l’esaurimento, il fallimento e la tristezza.
Dio vuole che noi lo adoriamo. Nel Vangelo di Giovanni, al capitolo 4, versetto 23, nell’incontro con la Samaritana, si legge: «È giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità». Il Padre cerca tali adoratori.
Siamo chiamati ad adorare il Signore. Se non lo adoriamo, non stiamo facendo la volontà di Dio. È chiaro: il Figlio unigenito, vero Dio, ci ha rivelato che Dio Padre sta cercando i veri adoratori. Noi tutti, quindi, siamo chiamati a essere tali adoratori.
La prima guerra di cui abbiamo sentito parlare nella storia è quella tra Lucifero e Dio. Lucifero ha detto: «Non c’è Dio»; dall’altra parte si è risposto: «Noi adoriamo». E subito è scoppiata una guerra.
La Bibbia, nel libro dell’Apocalisse, al capitolo 12, versetto 7, dice: «Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago; il drago combatteva insieme con i suoi angeli».
Così è avvenuta questa prima guerra. Al versetto 9 si legge: «Il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e Satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli».
Fin dal primo momento dobbiamo conoscere una verità: è Satana che cerca sempre di sottrarre l’adorazione o di impedirla. Satana non si ferma, ma continua a operare.
Nel Vangelo di Matteo, al capitolo 4, versetto 10, leggiamo che Satana, avvicinatosi a Gesù, gli disse: «Se tu mi adori, ti darò tutto il mondo». Gesù rispose: «Sta scritto: a lui solo renderai culto». Anche Gesù è stato tentato perché prendesse per sé l’adorazione.
Come si legge nel Salmo 95, al versetto 7: «Prostrati in ginocchio, adoriamo il Signore che ci ha creati».
Quando noi siamo riuniti in questo modo per adorare il Signore, riconosciamo la sua presenza in mezzo a noi. A questo vorrei aggiungere che non soltanto la chiesa è tempio di Dio, ma anche ciascuno di noi è chiamato a essere tempio della sua presenza.
Nella Prima lettera di san Paolo ai Corinzi, al capitolo 3, versetto 16, si legge: «Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito abita in voi?».
Dio vuole abitare in noi in due modi. Quando riceviamo la Comunione, il Corpo di Cristo e il Sangue di Cristo, Cristo vivo entra in noi. Quando mangiamo il pane, che è il Corpo di Cristo, noi diventiamo parte del Corpo di Cristo.
Come dice Agostino, quando mangiamo il cibo proveniente dall’altare, quel cibo diventa parte di noi. Invece, quando riceviamo il Corpo di Cristo, siamo noi a diventare parte del Corpo mistico di Cristo. Siamo chiamati a essere in Cristo. Così Dio abiterà in noi e noi saremo chiamati ad adorarlo.
Quando riceviamo la Parola di Dio, Dio entra in noi e la Parola vivente abita in noi. Siamo chiamati a essere dimora di Dio e della sua Parola vivente.
Nella Lettera di san Paolo ai Romani, al capitolo 12, versetto 1, leggiamo: «Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio: questo è il vostro culto spirituale».
Questo riguarda l’adorazione. Abbandoniamoci, dunque, alla volontà di Dio, accettando tutto quello che accade nella nostra vita come volontà di Dio. In questa maniera possiamo adorare il Signore nella nostra vita.
Nella Prima lettera di san Pietro, al capitolo 2, versetto 5, si legge: «Anche voi, come pietre vive, siete edificati per la costruzione di un edificio spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo».
Carissimi fratelli e sorelle, per concludere vorrei lasciarvi questo messaggio: adorate il Signore.
Nel Vangelo di oggi abbiamo ascoltato l’esempio di Zaccheo. Vorrei sottolineare due cose.
Chi si è convertito? Chi si è pentito dei propri peccati? Soltanto Zaccheo. Non i suoi figli, non sua moglie e neppure gli altri familiari: soltanto Zaccheo. Una sola persona della famiglia si è convertita e si è pentita dei propri peccati.
Sapete che cosa ha detto Gesù? «La salvezza è entrata in questa casa».
Se una persona della famiglia si pente veramente e adora veramente il Signore, tutta la famiglia sarà benedetta. Accogliete, dunque, questo concetto: Dio vuole donare abbondantemente.
Una signora mi ha chiamato e mi ha chiesto di pregare per sua figlia, perché doveva sostenere un esame importante. Io le ho domandato:
«Dov’è tua figlia?».
«Sta andando in un’altra città».
«Quando farà l’esame?».
Io le ho detto: «Vieni nella cappella per l’adorazione».
La signora mi ha risposto: «Non posso, ho tante cose da fare».
«Hai da fare? Allora lascia che tua figlia venga bocciata».
Subito ha risposto: «No, padre, vengo immediatamente».
Abbiamo cominciato l’adorazione. Quando la mamma è venuta nella cappella, ha iniziato immediatamente a pregare e a chiedere al Signore che la figlia superasse l’esame. Le ho detto: «Smetti di chiedere».
Pregare vuol dire chiedere. Adorare vuol dire dare. Che cosa significa adorare? Significa amare. Amare vuol dire stare con Lui.
Le ho detto: «Non pregare e non chiedere nulla». Lei è venuta ed è rimasta due ore. La mamma era venuta perché aveva paura che la figlia non superasse l’esame. La figlia ha ottenuto il massimo.
Quando una persona della famiglia parla per gli altri, anche gli altri membri della famiglia vengono benedetti.
Qui ringraziamo il Signore: abbiamo una chiesa bella, piccola, ma grande.
C’è la Parola di Dio, la Parola vivente. Quando avete qualsiasi bisogno, venite. Ogni giorno rimanete qui, senza pregare, ma amando il Signore e guardando la Parola: questo è Gesù. Io sto con Lui. Avrete tutto.
Nel Vangelo di Matteo, al capitolo 6, versetto 33, si legge: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutto il resto vi sarà dato».
Non pregate, non chiedete, perché questo significa esprimere egoismo. Le vostre iniquità vi hanno separato da Dio? I vostri peccati hanno allontanato il suo volto? Egli non ascolta la vostra preghiera? Quando venite a pregare, perdonate i vostri nemici? Ma chi può essere così puro? Nessuno di noi può dire di esserlo pienamente.
Pregare essendo così puri non è facile. Se invece adoriamo, non vi è alcuna condizione, perché nella relazione noi doniamo.
Donarsi nell’adorazione significa accogliere Dio come Dio. Accettare Dio come Dio è adorazione. Egli è l’Onnipotente. Uno solo è Dio, onnipotente, come proclamiamo nel Credo. Questo significa proclamare e accettare Dio come Dio.
Accettare Dio come Dio è adorazione. Guardarlo con amore è adorazione. Stare con Dio è adorazione, perché, nell’adorazione, non cerchiamo qualcosa da lui, ma cerchiamo lui.
Cercate, dunque, di stare con Dio dopo tutti i vostri lavori e gli impegni nella Comunità, almeno per un’ora.
Io cerco di stare otto o nove ore al giorno con Gesù, perché ho la possibilità di farlo. Voi, però, cercate di rimanere con Lui almeno un’ora. In questo modo cerchiamo di stare con Gesù.
Non veniamo in questa chiesa per chiedere miracoli: veniamo per amarlo.
Quando mangiamo, sappiamo bene che il cibo fa crescere il nostro corpo e non dobbiamo chiedergli di nutrirci: esso opera naturalmente dentro di noi. Quando adoriamo, Dio farà tutto per noi.
Per esempio, se vostro figlio vuole trovare lavoro, voi non dovete fare niente: basta adorare Dio. Se vi sono dei malati, non pregate per la guarigione: adorate.
Nel libro dell’Esodo, al capitolo 23, versetto 25, si legge: «Adorate il vostro Dio. Egli benedirà il tuo pane e la tua acqua e io allontanerò da voi la malattia».
Attraverso l’adorazione, dunque, possiamo ricevere la benedizione di Dio sul nostro pane, sulla nostra acqua, sulla nostra salute e su tutta la nostra vita. Sappiamo quanto è triste quando ci si ammala.
Prima di venire qui ho saputo di una persona che, alcuni anni fa, si è suicidata gettandosi da un palazzo, perché soffriva a causa di un grave dolore fisico.
Adorate.
Vi ringrazio per questa bella serata che abbiamo vissuto.
Non abbiate paura. Dio ha parlato con noi e vi ha rivelato la sua volontà.
Testo del Rogito
Discorso di ringraziamento
del Cancelliere della Christiana Fraternitas
fr. Frazino Renzullo
Eccellenza Reverendissima,
stimati Pastori delle Chiese sorelle,
illustri Autorità civili ed Enti oggi presenti,
cari fratelli, sorelle ed amici,
a nome del nostro Reverendo Padre Abate e dell’intera comunità monastica Christiana Fraternitas desidero esprimere la profonda gioia e la sincera gratitudine che riempiono i nostri cuori al termine di questa solenne celebrazione. Oggi questo luogo, consacrato dall’unzione dello Spirito, è diventato casa di Dio e segno della Sua presenza in mezzo a noi.
Un ringraziamento particole va a Sua Eccellenza Mons. Franco Mulakkal, che ha presieduto il rito di dedicazione. Con la Sua preghiera ed il Suo ministero ha consacrato questo altare e questa chiesa, lasciando un segno indelebile nella storia della nostra comunità. La sua presenza è per noi testimonianza di comunione ecclesiale e di autentica paternità spirituale.
Desideriamo inoltre rivolgere un sentito saluto ai Pastori e ai rappresentanti delle diverse confessioni cristiane qui presenti. La vostra partecipazione rende visibile il cammino verso quell’unità per la quale Cristo ha pregato.
La nostra riconoscenza si estende anche alle Autorità civili che hanno voluto condividere con noi questo momento di grazia, al Vice Sindaco di Taranto Mattia Giorno, al Capo di Gabinetto della Provincia di Taranto – Avv. Giampiero Mancarelli al consigliere comunale Antonio Quazzico, al Presidente dell’Ordine degli avvocati di Taranto – Avv. Vincenzo Di Maggio. La vostra presenza testimonia il legame fecondo tra la vita di questo monastero ed il territorio che ci accoglie.
Un grazie speciale va al Maestro dell’Orchestra Tebaide e a tutti i suoi collaboratori. Con la bellezza della musica e del canto avete accompagnato la liturgia, elevando i cuori e rendendo ancora più intensa la solennità di questa dedicazione.
Con particolare affetto salutiamo i ragazzi della Comunità Terapeutica “Il Risorto”, il loro Presidente e tutta l’Equipe. Il vostro impegno e cammino di rinascita rappresentano una testimonianza luminosa che si accorda profondamente con lo spirito dell’accoglienza benedettina.
Il nostro grazie, inoltre, raggiunge anche le associazioni, i membri dei consigli consultivi e tutti coloro che, con competenza, dedizione e generosità, hanno contribuito alla progettazione e alla realizzazione di quest’opera. In particolar modo, ringraziamo il Cav. Cosimo Bianchi, l’Avv. Domenica Leone e tutti collaboratori della SafesPro e la Dott.ssa Rossella Sergio, senza il vostro sostegno economico e morale, quanto celebriamo oggi non sarebbe stato possibile.
Infine, il ringraziamento più grande va a voi, fedeli, amici e pellegrini. Voi siete le pietre vive di questa chiesa. Grazie per la vostra presenza, per le vostre preghiere, per l’affetto e la vicinanza con cui sostenete sempre la nostra comunità.
Da oggi le porte di questa chiesa, come quelle del nostro monastero, rimarranno aperte a tutti coloro che cercano Dio, la pace e la bellezza dello spirito.
L’Abate e tutta la Comunità monastica Christiana Fraternitas invocano su ciascuno di voi la benedizione dei Santi Benedetto e Scolastica, perché vi accompagni e vi sostenga sempre.
Grazie di cuore e buona festa a tutti.






































































































































































































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